Schermate da grandi occhiali anni Settanta dalle lenti fumé, vestite di tessuti stampati, staremo davvero comode nella nostra poltrona pop, attorniate da cuscini ricamati a motivi geometrici e paraventi ricoperti di carta da parati?
Quello che sembrano suggerirci i grandi marchi della moda stavolta non è l’innovazione a tutti i costi, la veloce sostituzione del guardaroba, ma al contrario è di guardare indietro col loro e riappropriarci del nostro passato stilistico. Trend, questo, che si ripropone anche nella bellezza. Una sorta di autocannibalismo simbolico, che solo i brand storici come Gucci, Hermes, Hermes, Saint Laurent, Dior, Balenciaga, Chanel, per citarne alcuni, possono fare, e che genera degli interrogativi. Solo le case con una lunga tradizione alle spalle infatti possono, in modo più o meno autentico, riproporre i propri pezzi icona, prontamente rieditati per essere immessi sul mercato, o inventarne di nuovi, guarda caso appena usciti dall’archivio, con una storia credibile che faccia sognare il consumatore.


Da dove nasce questo bisogno di voltarsi indietro? L’alternarsi e sostituirsi velocissimo delle mode, l’incapacità di inscatolare un trend, di portarlo in passerella, senza che si sia già ibridato con altro e volatilizzato o che sia stato captato dalla catena Fast (and Furious) Fashion, potrebbe aver costretto chi le tendenze per mestiere le racconta e le reinterpreta a prendersi una pausa di riflessione. Il ralenti però non riguarda tutti: il consumatore, in quanto tale, deve continuare ad acquistare.